martedì 11 marzo 2008

Intervista al baritono Pietro Spagnoli



Gigio :Lei ha una brillante carriera, nei maggiori Teatri del mondo. Quanto è stato difficile iniziare a cantare ? Ha trovato più aiuti o ostacoli ?


Pietro Spagnoli : Quando ero al conservatorio di Santa Cecilia a Roma avevo iniziato a fare audizioni con qualche associazione culturale romana. I primi concerti. I primi guadagni, modesti ma per un dipendente del coro sinfonico della RAI come me, sembravano quasi una manna dal cielo. Poi la fortuna che è sempre necessaria, oltre al talento, ha voluto che Rodolfo Celletti cercasse un giovane basso per un piccolo ruolo ne "il Pirata" di Bellini. Mandai una cassetta con tre brani ("Madamina il catalogo è questo.." dal Don Giovanni, dal "Maginificat" di J. S. Bach "Quia fecit mihi magna" e dall'Ernani l'aria di Silva "Infelice!...E tuo credevi" con recitativo annesso). Celletti volle conoscermi e ascoltare la voce dal vivo. Sostenni l'audizione e lui mi affidò il ruolo.Sembrò quasi facile iniziare. Nessuno mi ostacolò in quel momento. Il difficile fu proseguire e farlo bene, con la lucidità necessaria. Non farsi prendere dallo scoraggiamento nei momenti difficili né dall'esaltazione in quelli propizi .


Gigio : Maestro Spagnoli, quanto conta per Lei il contatto con i giovani cantanti? Esiste una "paura che mi rubino il mestiere" ?


Pietro Spagnoli : Prima di tutto: "Maestro" sarà Lei! non offenda.Scherzo! Ma un fondo di polemica c'è. L'uso di questo titolo è abusato. Ci sono troppi "maestri" in giro e sono pochissimi quelli veri. Io sono impegnato sia con il lavoro sulle tavole del palcoscenico, che con quello necessario per lo studio tecnico e per la preparazione dei ruoli. Trovo difficile ritagliarmi anche il tempo che a volte vorrei dedicare ai giovani cantanti. C'è tuttavia da parte mia un interesse profondo. E' un piacere ascoltare dei giovani artisti che forse vivono ora quello che vissi io tanti anni fa. Non ho paura che mi rubino il mestiere. So che, come sempre, solo chi ha talento potrà applicare eventuali suggerimenti e poi in questo mondo c'è sempre spazio per tutti, non crede?


Gigio : D'accordissimo lo spazio dovrebbe sempre esserci...nei giovani allievi di oggi ( generalizzando ovviamente ) vede l'entusiasmo e l'amore per l'Opera che aveva quando ha iniziato ? Ovvero, c'è un filo che lega un artista affermato come Lei ad un giovane agli inizi ?


Pietro Spagnoli : Più che altro vedo gli stessi dubbi e le stesse incertezze di chi muove i primi passi in un mondo che deve essere ancora del tutto scoperto. Mi rispecchio totalmente in loro. Tante speranze e paure. Il dubbio di aver fatto la scelta di studio sbagliata. L'incubo di non aver talento. E poi la curiosità di ascoltare chi questo mestiere lo esercita. Conoscerlo e fargli domande.Ci sono tanti giovani che vivono l'opera con passione e hanno gioia nell'accostarsi a questo mondo. Alcuni lo fanno con umiltà e rispetto. Con gli occhi ed il fiato che rivelano emozione. Mi fanno tanta tenerezza. Anche se pieno di curiosità agli inizi non ebbi molta fortuna. Il mondo dei professionisti può essere molto distante dalla gente comune. Trovai solo il soprano Virginia Zeani che ebbe tempo e parole preziose per me.Al contrario incontrai tante persone interessate e poco generose.Andavo da spettatore al Teatro dell'Opera di Roma, in piccionaia. Un mucchio di opere viste da lontano. Ma le voci giuste arrivavano fin lassù ed erano brividi. Vedevo i cantanti da lontano ed invece avrei voluto guardargli la gola, la pancia e le spalle. Le gocce di sudore sulla tempia.Risparmiando cercavo di trovare posto nei palchi di proscenio. Per guardare tutto dall'alto, come un falco.Oltre al canto, è stato il teatro che mi ha spinto verso questo mestiere.


Gigio : Se dovesse consigliare una strada ad un giovane alle prime esperienze, quale sarebbe il percorso formativo, dopo il conservatorio ? ( per esempio : cori;audizioni;concerti;concorsi; MasterClass...)


Pietro Spagnoli : La mia esperienza vocale è nata nel coro. Ritengo che l'esperienza corale sia una scuola importante musicalmente ed umanamente. Poi certo bisogna farsi ascoltare dalle persone giuste. I concorsi sono importanti. Bisogna fare solo quelli dove in palio c'è la produzione di un'opera adatta alla propria voce. Le Master Classes sono invece necessarie quando sei già a buon punto con la tecnica vocale ed intendi perfezionarti.


Gigio : Esistono differenti scuole di pensiero riguardo all'impiego della tecnica del canto sul palco. C'è chi pensa che sia tutto e solo tecnica, e che non si debba lasciare nulla al sentimento, e chi invece pensa che una volta imparata bene la tecnica bisogna "lasciarsi andare". Lei che cosa ne pensa ?


Pietro Spagnoli : Per essere padrone delle proprie emozioni e controllare tutto, bisogna raggiungere un livello di conoscenza del proprio corpo che ti permette di lasciarlo andare, sapendo che farà quello per cui ti sei esercitato per ore, giorni, mesi ed anni. Un esercizio fisico, direi persino atletico. Il do di petto o l'acuto in generale, sono in fondo alcune delle più difficili espressioni di atletismo sportivo. Serve un controllo perfetto sul tuo apparato fonatorio. Non lo dico io ma eminenti foniatri.Io non credo nella cosiddetta "estasi" del cantante. Ci sono sempre troppi problemi che ti riportano alla realtà del palcoscenico: essere in sintonia con il direttore d'orchestra; interagire con gli altri artisti; sapere dove è il punto luce; sapere quale è la posizione in cui non "impalli" il collega o non sei "impallato" da nessuno; avere sempre l'energia interiore che ti fa "vivo" agli occhi del pubblico; trovare il gesto esatto che avvalora quello che canti e che non sia usato; controllare che il fiato sia sempre al servizio del canto e della parola; controllare immancabilmente il "legato". Io lavoro sempre con molto impegno in palcoscenico durante le prove, proprio per raggiungere una specie di disinvoltura acquisita. Sembra tutto naturale ma non lo è affatto. Se dimentico dove sono, cosa sto facendo e mi lascio trasportare da un'ipotetica ispirazione, sono immancabilmente castigato dalla musica. L'errore è in agguato. Siamo sempre sul filo del rasoi e il pubblico non se ne rende conto quasi mai.In più ci sono sempre molti imprevisti. Si è sempre incollati inesorabilmente alla realtà.Nell'esecuzione abbiamo il dovere di riprodurre quello che l'autore chiede e lasciare che la vibrazione dell'anima, che agisce in quella vocale, faccia la sua parte.Quest'arte è un mistero ed è per questo che è tanto amata.


Gigio : Qual'è, se c'è, un ruolo che non ha mai cantato e vorrebbe cantare ? E quello che non canterebbe mai ( perchè proprio non le piace... ) ?


Pietro Spagnoli : Sono tanti: Ford e più in là Falstaff; Riccardo nei Puritani. Però fare un elenco mi sembra inutile. Io i ruoli di "baritono lirico" della tradizione lirica ottocentesca li vorrei cantare tutti. Senza alcuna distinzione.Invece vorrei cantare quel ruolo che non è stato ancora scritto. Spero di trovare un compositore che abbia la voglia e la pazienza di scrivere qualcosa ispirandosi alla mia voce. Qualcosa che si adatti alla perfezione al mio colore, alla mia estensione.Quelli che non mi piacciono però non appartengono al mio repertorio. Una bella fortuna.


Gigio : Una domanda "alla Marzullo"... è contento di essere baritono, o si sarebbe visto e sentito meglio in "altra corda" ?


Pietro Spagnoli : Contentissimo. La mia voce è unica. Non è tracotanza, è la verità.Anche se ci sono delle arie da tenore, soprano, basso e mezzo che canto sotto la doccia e in macchina. Per il piacere di far andare quelle note con la mia voce. Senza farmi del male, ci mancherebbe!Pagherei non so che cosa per poter interpretare Filippo II nel Don Carlos. Un sogno.


Gigio : Con tutti i suoi molteplici impegni, le rimane del tempo da dedicare a se stesso ed alla Sua famiglia? E quali sono i suoi hobby, se ce ne sono ?


Pietro Spagnoli : Capita spesso di avere dei periodi casalinghi che accetto di buon grado per essere marito e padre. Li dedico allo studio e alla vita familiare. Un tempo prezioso per me e per loro. Ho l'hobby della fotografia da quando ero adolescente. A sedici anni, con i guadagni di una vendemmia nelle campagne dei castelli romani, mi comprai una reflex, una Nikon FM, con un obiettivo da 35mm (la conservo con gelosia anche se non la uso più). Un emozione tenerla tra le mani e guardarci dentro. Da allora non ho più smesso. Ho qualche progetto in merito. Ne riparleremo.


Gigio : Ascolta anche musica leggera? Se si, quali sono i suoi cantanti preferiti ?


Pietro Spagnoli : Ascolto tanti generi di musica. Nella libreria iTunes puoi trovare Dire Straits, Pink Floyd, Bach, Monteverdi, DeAndré, Guccini, Bublé, Avion Travel, Carlos Gardel, Gabriella Ferri, Chopin, Gaber, Fossati, Handel, Jethro Tull, Mahler, Rachmaninov, Schubert, Sting, Barbara Streisand, Mina, Baglioni, Clapton, Conte, Daniele, DeGregori, Mannoia, Ferro, Noa, Miles Davis, Qeen, Ravel, James Taylor, The Beatles.............. etcetera, etcetera. Attingo anche alla musica dei miei figli (Pezzali (!) ) . Ogni tanto pesco qualcosa e me la "scarico" sul computer. Poi mentre cucino o mi intrattengo in altre cose, lascio partire la musica, così, a caso. A volte mi sorprendo di quello che ho anche io! 5,6 giorni di musica ininterrotta. 9,16 Gb in tutto. Ti serve qualcosa?


Gigio: Ne possiamo parlare.. ma per concludere: i suoi prossimi impegni, sia da cantante che da docente.. ?


Pietro Spagnoli : Per il 2008 ho in programma il debutto del Poeta Prosdocimo nel Turco in Italia a Toulouse (sono già in prova); un Elisir d'amore (Dulcamara) a San Pietroburgo; La Bohème (Marcello) a Milano; Così fan tutte (Don Alfonso) a Parigi; il Barbiere di Siviglia (Figaro.... ovviamente) ad Oviedo. Come docente ad aprile salirò in cattedra in una scuola elementare di Milano per presentare e far ascoltare il Barbiere di Siviglia di Rossini e far cantare l'aria di Figaro ai ragazzini di terza elementare. Sarà una bella follia. Poi ci sono dei master di arte scenica ma devono ancora essere stabiliti i periodi. Vi farò sapere.


Grazie Pietro.


Andrea

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