il Maestro Michele PertusiVerona, 24 / 02 / 2008, Teatro Filarmonico ore 15.30
Oberto, Conte di San Bonifacio.
Musica di Giuseppe Verdi, Libretto di Temistocle Solera.
Scene, Costumi, Luci e Regia, Pierluigi Pier'Alli
Allestimento di Macerata Opera Festival
Personaggi ed Interpreti :
Cuniza : Mariana Pentcheva
Riccardo: Fabio Sartori
Leonora: Raffaella Angeletti
Oberto: Michele Pertusi
Imelda: Gabriella Colecchia
Orchestra e Coro della Fondazione Arena di Verona
Maestro concertatore e Direttore d' Orchestra
Antonino Fogliani.
Prima dell'inizio dell'opera, si apre il sipario, e sulla sinistra del palco, rispetto al pubblico, una graziosa signorina ci informa che la Fondazione versa economicamente in uno stato disastroso. E che gli stipendi non sempre sono regolarmente retribuiti, o quantomeno con gravi ritardi. Annuncia quindi, che in controtendenza con altri teatri, invece del logicissimo sciopero, che danneggerebbe lo spettatore che paga il biglietto ( e quindi dovrebbe, ma il condizionale è d'obbligo garantire loro anche lo stipendio ), dopo la recita, in altro spazio, verrà offerta dagli artisti dell'orchestra e dal coro, un'esibizione speciale, in cui si canteranno il coro del "Macbeth" "Patria oppressa", e quello del "Nabucco", "Va pensiero".
Dopodichè ha inizio la recita.
Il Maestro Fogliani fa il suo ingresso, e da il via ad una sinfonia, la prima che Verdi compose per le sue opere, dato che ci troviamo davanti la prima opera composta in assoluto, in modo pulito ed elegante.
Altre volte ho sentito la medesima orchestra, in altre opere, ma mai mi è parsa così concentrata, motivata, presente e particolarmente in serata. Merito loro, sicuramente, ma merito anche del Maestro Fogliani, che è sempre stato presente, senza nessuna caduta di tono, portando a termine il pezzo d'apertura dell'opera in modo esemplare, senza mai abbandonare l'orchestra a se stessa.
Poi però, le cose si sono messe in modo un po' differente.
La prima scena con il coro in elegantissimi costumi, ha visto l'ingresso del tenore Fabio Sartori, che ha esibito una voce non pulitissima, faticosa nell'emissione e un po' spinta. L'aria e la cabaletta sono state cantate correttamente, ma niente di più. Nel prosieguo dell'opera, e specialmente nei duetti e nel concertato del secondo atto si è prontamente ripreso, risultando alla fine molto applaudito dal pubblico.Risolte alla fine tutte le difficoltà della parte, pur svolta senza impennate acute degne di nota,anche in virtù del fatto che la scrittura vocale verdiana per il tenore non è quasi mai spinta oltre il sibemolle o si naturale, pur se qui ci troviamo di fronte ancora ad un "embrione" di quelli che saranno i suoi personaggi principi.
Raffaella Angeletti mi ha in parte deluso. La vocalità è interessante certamente, però ha la prima ottava assolutamente inesistente, e per emergere deve intubare il suono, mentre per gli estremi acuti apre la bocca in orizzontale, cosicchè non si capisce bene se l'acuto sia un urlo o qualcos'altro. Certamente non è stata aiutata dalla regia ( regia ? Direi qualche piccolo, impercettibile movimento scenico... e le solite vecchie ritrite movenze, come le mani sulla fronte alla parola "Ciel"... ) , che la fa cantare in posizioni assurde, su un palco che pende in avanti.. L'avevo vista l'anno passato nel Macbeth, e pur notando le stesse qualità, non mi aveva dato l'impressione parzialmente negativa che ho avuto invece in questa serata. Intendiamoci, le note le ha cantate tutte, la voce si sentiva nei centri, ma per il resto direi che non ha lasciato un personaggio ben definito nei ricordi di chi scrive.
Cosa che invece ha assolutamente fatto Mariana Pentcheva, con una voce autenticamente mezzosopranile, non un bluff che si trova spesso, di soprani senza acuti.
La discesa nel registro grave è sempre sonora e mai spinta, l'acuto ( ha fatto una puntatura, credo in sibemolle ) sicuro e saldo, sintomo di voce sana, ed emissione sempre sul fiato.
Anche per lei ( ma non è colpa degli artisti ) vale il discorso scenico-registico inesistente.
Ma la sua voce corre, e ci regala dei momenti molto intensi, come il duetto del secondo atto con Sartori. Questa è un'artista che sicuramente si toglierà delle ottime soddisfazioni.
Per ultimo, ma non meno importante, quello che è stato il vero protagonista della serata, ovvero Michele Pertusi.
Questo basso baritono ha nelle sue migliori carte, una voce di bellezza autentica, senza nessun bluff nell'emissione. Perfettamente "sul fiato", delinea un personaggio ( sempre con i soliti limiti registici ) vero, aiutandosi molto con la mimica facciale, più che con i movimenti scenici. Tutte le sue uscite di scena alla fine dei suoi brani, sono salutate con degli applausi, che diventano fragorosi con alcune richieste di bis dal loggione, dopo la sua grande aria del secondo atto.
Inginocchiato in proscenio e scendendo a poggiare la schiena sul palco, finito di cantare, riceve dal pubblico del Filarmonico un'autentica esplosione di applausi, che lo costringeranno ad alzarsi e ringraziare. Perfino il direttore d'orchestra applaude a mani alte, come a sottolineare la perfezione dell'esecuzione. Personalmente, ho trovato la voce perfetta per quel ruolo, pur se un tantino "piccola".. ma è un cantante di un'eleganza, e di una finezza stilistica, che qualche suono "piccolo" glielo si può perdonare.
Bene la Imelda di Gabriella Colecchia, vocalmente sicura e presente.
Bene il coro. Ottima l'idea di riprendere un'opera di Verdi, la prima, poco rappresentata e cercare di dare lustro anche alle opere meno conosciute del "Cigno di Busseto".
Ora attendiamo l'Attila, con la speranza che la Fondazione possa e riesca a risolvere i propri problemi, e continui in futuro a "esplorare" questo tipo di repertorio, magari approfondendolo con titoli quali "Stiffelio", "Un giorno di Regno", "Alzira" eccetera..
Non se ne ascoltano mai abbastanza..
Trama dell'Opera :
Atto primo:
Bassano 1228. Riccardo, che un tempo è stato amante di Leonora, figlia di Oberto, intende sposare Cuniza, sorella di Ezzelino da Romano. Mentre Cuniza ha tristi presentimenti, Leonora incontra il padre che, perdonatala, la guida al castello di Ezzelino per riportarla tra le braccia di Riccardo. Questi, che ha rivelato il suo passato a Cuniza, è da lei affrontato. Quando, per difendersi, accusa Leonora di essergli stata infedele, Oberto insorge, deciso a vendicare l’offesa. Cuniza respinge Riccardo che, nonostante la sua superiorità fisica, si batte con Oberto. Intervengono le due donne e Cuniza dichiara che perdonerà Riccardo solo se questi accetterà di sposare Leonora. Riccardo finge di accettare.
Atto secondo:
Riccardo, respinto da Cuniza, incontra Oberto nel giardino del castello; consapevole della propria superiorità vorrebbe rifiutare il duello, ma Oberto è irremovibile. Mentre i due si battono, sopraggiungono Leonora e Cuniza. Quest’ultima dichiara che perdonerà Riccardo solo se questi accetterà di sposare Leonora; Oberto lo consiglia di accettare, ma solo per poter riprendere il combattimento più tardi. La gioia di Leonora di fronte al consenso di Riccardo è di breve durata: di lì a poco il giovane uccide Oberto, poi fugge. Mentre Leonora, fuori di sé, si accusa della morte del padre, giunge una lettera di Riccardo nella quale il giovane, in cambio del perdono, le dona tutti i suoi beni. Cuniza la esorta al perdono ma Leonora, desolata e accecata dal sangue e dal rimorso, non vede ormai che la cella di un convento e cade riversa tra le braccia delle donne
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